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Cristina escort schiava sottomessa a Roma
Posted by: | CommentsCristina è un amica della più’ bella escori di Roma.
Un giorno, dopo molto tempo che non la vedevo, la incontro e la invito a casa mia, così, solo per parlare e per raccontarci cosa avevamo fatto in questo periodo.
Non so perché, accetta. Lei, così altezzosa.
Sempre così importante e con quella voglia di avere costantemente ragione.
Eppure quel giorno ha accettato. Ci mettiamo a parlare.
Si mette a discutere, con quel suo modo di gesticolare e di modulare la voce. Per questo la odio e nello stesso tempo mi affascina.
Ho voglia di umiliarla. Di fargli capire che ho ragione, sempre. La prendo, all’improvviso.
Gli blocco le braccia per i polsi contro la parete della mia stanza.
Lei grida cosa sto facendo. Ma io imperterrito continuo. Anzi la stringo più forte.
Sento che vuole divincolarsi ma non può.
Ora non più. Gli sono quasi addosso. Si muove. Non oppone una grandissima resistenza. Gli lascio libero un braccio, e con la mia mano libera gli stringo la bocca.
Non per fargli male, ma per aprirla quel tanto che basta per infilargli la mia lingua.
Ora sta ferma. Gli piace, lo sento.
Partecipa anche lei, muovendo la sua.
Stiamo un po’ così.Poi mi stanco.
Lascio l’altra mano e gli comincio a toccare il seno.
Non che fosse mai stato grande.
Piccolo, ma fatto bene.
E’ duro. I capezzoli sono ritti come spilli.
Comincia a gemere. Si eccita la sento.
La sento da come respira. Da quello che prova a dire e dal suo corpo.
Tolgo la mano dalla bocca.
Non serve più e la porto dove si trova l’altra.
Mentre continuiamo con la lingua, io la palpo. Lei ormai è alla mia mercè.
Allunga la sua mano sui miei pantaloni all’altezza del pene.
Lo stringe delicatamente.
Sente che è eretto e cerca di intrappolarlo con il suo palmo raccolto a cucchiaio. Poi all’improvviso gli cedono i ginocchi.
Abbasso la chiusura dei miei pantaloni e lo tiro fuori. Lei apre la sua bocca, e ospita il mio pene, succhiandolo.
Sento che muove la lingua in maniera eccelsa.
L’avevo sempre sospettato che fosse brava in queste cose.
Per un istante le blocco la testa con le mani, come per godermi questo momento.
Poi la faccio continuare, assecondando i suoi movimenti, fino a quando non l’allontano sfilando così il pene dalla sua bocca.
Mi inginocchio anch’io. Mi guarda attonita e perplessa.
Ma io allungo il mio braccio.
Comincio a toccarla sotto.
Abbasso al cerniera dei suoi jeans e glieli sfilo un poco, per mettere in mostra le sue mutandine.
La tocco di nuovo.
Sono zuppe fradice.
E’ favoloso, sentire questo segno della sua eccitazione.
Abbasso anche questo ultimo capo e la lascio un po’ così, per vedere il suo viso, il suo corpo e la sua posizione.
La sua vagina, liscia e senza peli, è completamente bagnata.
Si rade, penso io.
Nel frattempo sbottono e mi calo i pantaloni, e, avvicinandomi, in questa nostra posizione irreale, incomincio a penetrarla.
La sento gemere, godere, palpitare.
Scorgo nei suoi occhi la voglia di essere usata, sottomessa e dominata.
E mentre mi godo questo spettacolo, la vedo che mi viene a cercare con la lingua.
Ma non gli do questa soddisfazione.
Faccio finta di avvicinarmi con la testa e di assecondarla, per poi ritirarmi subito.
Nessuna soddisfazione.
Così come non gli do soddisfazione continuando.
La fermo, e con un fare dolce la invito ad alzarsi.
Mi alzo anche io.
Sposto la sedia della mia scrivania e invito Cristina a girarsi, a piegare il busto, e poggiare le braccia sul piano del tavolo.
Poi gli abbasso completamente i calzoni, inginocchiandomi, fino in fondo, mettendo in mostra i suoi stivali neri, di cui va molto fiera.
Il suo genitale, all’altezza del mio viso, sembra chiamarmi.
Mi rialzo.
Con il pene bagnato dei suoi liquidi vaginali e della sua saliva, la sodomizzo.
Urla. Non si aspettava questo.
E’ il momento che volevo da tempo.
Tenendola per i suoi bellissimi lunghi capelli neri, continuo a sodomizzarla.
Gode. Gode come una cagna in calore.
Continuo e continuo, fino a che non velocizzo i miei movimenti, arrivando. Sfilo il mio pene.
Non la voglio fare arrivare all’orgasmo. Nessuna soddisfazione.
Guardo verso il basso. L’ano è bianco di sperma.
E’ questo quello che ti meriti, gli dico e continuo a parlargli, dicendo che immaginavo che in realtà sotto sotto volevi essere sottomessa.
